Formazione dei volontari IOM: “Le parole che curano, le parole che restano”
La formazione continua rappresenta un elemento importante nel percorso dei volontari IOM, chiamati ogni giorno a entrare in relazione con persone che stanno attraversando momenti delicati della propria vita.
Proprio a loro è stato dedicato il percorso formativo “Le parole che curano, le parole che restano: dall’ascolto dell’angoscia alla custodia della storia”, curato dalla Dott.ssa Matilde Cesaro, Psicologa, Formatrice Senior & Expert in Scrittura Autobiografica.
Imparare a stare accanto, anche quando le parole sono difficili
Una parte importante della formazione è stata dedicata alla relazione con il paziente nei momenti caratterizzati da emozioni particolarmente intense, come rabbia, depressione, disperazione, silenzio o pianto.
Il percorso ha invitato i volontari a riflettere sulla naturale tendenza a voler trovare necessariamente qualcosa da dire per consolare o rassicurare. Non sempre, però, è la risposta immediata ciò di cui una persona ha bisogno: anche il silenzio e la capacità di accogliere un’emozione senza negarla possono diventare parte della relazione d’aiuto.
Attraverso esercitazioni e situazioni concrete, sono state approfondite diverse modalità di risposta: dal “silenzio presenza” alla riformulazione, dalla domanda di sostegno alla sospensione del giudizio. Uno spazio particolare è stato dedicato anche alle espressioni che, seppur pronunciate con buone intenzioni, possono risultare poco utili davanti alla sofferenza, come “Devi farti forza” o “Vedrai che andrà tutto bene”.
Ascoltare e custodire le storie
Il percorso ha poi approfondito un altro aspetto prezioso del rapporto con il paziente: la narrazione della propria storia.
La malattia può rappresentare una frattura nel racconto che una persona fa di sé. Dare spazio ai ricordi, agli affetti, ai desideri e alle esperienze significa permettere al paziente di continuare a sentirsi una persona nella sua interezza, e non soltanto un corpo attraversato dalla malattia.
Da qui nasce anche il lavoro dedicato a “Tessere di Vita”, uno strumento pensato appositamente per i volontari IOM per accompagnare, con rispetto e senza invadenza, la raccolta delle storie. Il percorso affronta ricordi e luoghi del cuore, oggetti significativi, persone e legami, fino alle parole che qualcuno può desiderare di lasciare a chi gli sta accanto.
Particolare attenzione è stata dedicata anche all’etica della custodia narrativa: rispettare ciò che viene raccontato significa infatti sapere come custodirlo e riconoscere anche il diritto della persona a scegliere di non raccontarsi.
Continuare a formarsi per accompagnare con maggiore consapevolezza
All’incontro erano presenti anche Paola Aleotti, Psiconcologa e Referente Culturale IOM, la Presidente Mara Furlani e la Vicepresidente Mara Grossi.
Il percorso ha rappresentato un’occasione per fermarsi, confrontarsi e acquisire nuovi strumenti da portare nell’attività quotidiana dei volontari.
Perché accanto alla disponibilità e alla sensibilità personale, anche la formazione aiuta a comprendere quando parlare, quando ascoltare e quando, semplicemente, lasciare spazio alla storia dell’altro. 💙

