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Attaccamento e perdita


Attaccamento: trasmette vicinanza, protezione, conforto. È qualcosa che influenza i nostri legami, le nostre aspettative. Trasmette ordine, fiducia e sicurezza. 

I legami nascono spesso fin dai primi giorni della nostra vita. 

Il bisogno di contatto del bambino alla nascita è indipendente dal bisogno di cibo. 

Sono attaccamenti che ci accompagnano dalla culla alla tomba. Il nostro stile di vita è molto legato alla qualità delle cure ricevute in infanzia. 

L’attaccamento è decisamente un bisogno primario. 

Abbiamo tutti bisogno di almeno una figura di attaccamento nella vita. Si chiama “imprinting” di una presenza. 

Attaccamento=vicinanza

Il bisogno di vicinanza è qualcosa che ci accompagna tutta la vita. 

Ma a nessuno è risparmiata l’esperienza della perdita.

Cresciamo per distacchi e la vita si gioca tutta in perdita. 

Non c’è passaggio da un’età della vita all’altra che non contempli una perdita., La nascita è già una perdita, un distacco. 

La nostra vita è una costruzione relazionale su cui si inseriscono le perdite. 

La perdita diventa chiave di comprensione e lettura della nostra umanità, perché traduce un misurarsi con la propria fragilità e vulnerabilità. 

Siamo fatti in modo paradossale: viviamo di attaccamento e perdita. 

Ci confrontiamo continuamente con qualcosa o qualcuno che non potrà tornare. 

Il dolore non tollera di essere ignorato. 

Molte sono le perdite: affettive, perdite interiori (autostima, libertà, bellezza, speranza, sogni, progetti). 

Perdite professionali, geografiche, istituzionali. 

Da un certo punto in poi la vita è piena di quello che manca. 

Il dolore della perdita ci dà consapevolezza della nostra vulnerabilità e impone una dolorosa revisione della vita e dei suoi riferimenti, per iniziare una ricostruzione. 

In presenza di una perdita può essere importante individuare chi nella famiglia sta più soffrendo. 

Non si soffre tutti nello stesso modo, perché diverso il significato che ognuno assegna a quella perdita. 

Minacce nella perdita: equilibrio psicologico, autostima, relazioni interpersonali. Aspettative per il futuro. 

Il senso di cola sono i “tanti se” che ci diciamo. 

La perdita spezza l’attaccamento. Deve iniziare un lungo lavoro di allontanamento del legame spezzato, perché si possano generare nuovi legami. 

Ogni lutto segna un “prima” e un “poi”, disarticola il tempo, e il lavoro del lutto è psicologico per dare significato al distacco, e ricostruire la continuità del nostro tempo lacerato. 

Il lutto è un tempo della vita e dà un tempo alla vita. 

La morte conclude la vita, ma non la relazione. 

T. di Calcutta:”Ogni linea di arrivo ha una linea di partenza”. 

 La parola è piccola, ma potente: è curativa, serve a spegnere il dolore, calmare la paura, suscitare la gioia, aumentare la pietà. 

La parola della cura è fragile, umile, leggera, accogliente profonda e flessibile. 

Non abbiamo il potere di fare scelte, anche quella di tornare a vivere e consolare. 

La cura è sostantivo “femminile”.

Secondo la cultura giapponese le ferite degli oggetti vengono curate con l’Oro: materiale che dura nel tempo, rende luminose le crepe degli oggetti e le valorizza nel tempo. 

Quello che faccio per gli altri chiederei fosse fatto a me. 

Paola Aleotti, 08/11/2025