Non avrei mai immaginato che nella mia esistenza sarei stata in grado di entrare in un reparto di cure palliative come volontaria, con una serenità d’animo che ancora oggi mi sbalordisce per la sua intensità.
Era un pensiero inesistente e lontano e se affiorava veniva scacciato per paura che potesse solo affacciarsi alla mente. Forse perché non avevo mai pensato alla fine vita, alla sofferenza fisica e psicologica delle persone, alla loro necessità di avere un accompagnamento discreto durante l’ultimo periodo dell’esistenza. Era paura, disagio e insicurezza… la morte di persone amiche mi scuoteva e addolorava all’inverosimile ma non pensavo che ci potesse essere conforto di fronte alla morte o alla malattia.
Non ero insensibile, ero solo figlia di un pensiero comune? Vivere ogni giorno, per professione, a contatto con ragazzi e ragazze, condividere giovinezza e spensieratezza mi hanno fuorviata? Forse l’età, gli impegni, la famiglia, gli amici…non so trovare una ragione…
Poi è arrivato anche per noi, nella mia famiglia, quel male oscuro che annichilisce, entra nella tua casa con una furia selvaggia, semina in tutti paura, angoscia e attesa…
Mille pensieri ti attanagliano, cerchi ovunque una soluzione e ancora non ti capaciti che tutto questo è vita!
Durante questo tristissimo periodo un faro si accese grazie, al debole ma vivo sorriso di mio padre, tutte le volte che il personale medico e infermieristico dello IOM veniva a farci visita. E’ stato un flash che ha colpito la mia anima e a distanza di tempo mi ha spinta ad affacciarmi ad una realtà così viva, fortemente formativa del volontariato presso questa associazione.
Ho iniziato il corso per volontari presso la sede di Mantova, con titubanza perché non capivo se sarei stata in grado di proseguire, con l’intento di donare quel sorriso e lo stesso sguardo fiducioso che avevo sperimentato in famiglia, ma soprattutto per sanare una ferita ancora aperta.
Il percorso mi ha portata a entrare a contatto con vari stadi della malattia… prima in oncologia, poi in day hospital, in radioterapia e infine nel reparto di cure palliative. Ho conosciuto persone di ogni età e con gravità diverse. Una cosa accumunava e accomuna tutti: il grande bisogno di lasciare una traccia della propria vita, delle esperienze ed emozioni vissute oltre che l’essere accolti e considerati ancora parte integrante della società. Ho incrociato e incrocio sguardi velati dalla sofferenza che non chiedono commiserazione ma rispetto, incoraggiamento, ascolto e condivisione.
Non esistono limiti di età, ceto, etnia si è uomini e donne capaci di donare ancora a piene mani. Quanto ho ricevuto e ricevo in queste mie visite!
Certo è difficile affrontare il dolore, sentirlo nell’aria, respirarlo nelle lacrime di chi li ha a cuore, cercare di restare impassibile nello stringere una mano o accarezzare una guancia a chi non spera più o sa che non avrà più un domani.
Il cuore duole, partecipa e condivide; in questa condivisione ci si unisce e si tesse un legame di vita così forte che nulla potrà distruggerlo, nemmeno la morte!